Domenico Maria Fratta

(Bologna, 1696 - Bologna, 1763)

Venere e Amorino

Penna e inchiostro buon su carta bianca

248 x 216 cm (9.76 x 8.50 inches)

  • Codice di riferimento: 0220
  • Provenienza: Collezione privata
  • Prezzo: p.o.a.
Descrizione:

Adagiata su un giaciglio di nuvole sospeso in cielo, Venere sembra intenta ad aggiustarsi l’acconciatura dei capelli, mentre Amore le cinge dolcemente un braccio. L’umore è quello del minuetto e la natura appare vivificata dall’incontro tra le due divinità – si vedano le due colombe che amoreggiano in alto.

Il disegno è certamente assegnabile al corpus grafico della bottega del pittore Donato Creti (1671 – 1749), cremonese di nascita ma operoso soprattutto a Bologna. In quest’ambito gli studi di Marco Riccomini degli ultimi anni hanno permesso di isolare diverse personalità e ricostruire gruppi stilistici molto pertinenti. È il caso ad esempio del disegnatore anonimo noto come “amico di Donato”: un maestro certamente attivo nell’atelier di Creti, ma che si distingue dal caposcuola per una tenuta meno severa dei profili delle figure, calibrati secondo una modulazione meno tendente al classicismo e più ammiccante alle forme del barocchetto.

Il disegno qui esposto è appunto accostabile alla ricca produzione dell’ “amico di Donato”: in particolare le figure trovano riscontri puntuali nel bel foglio con l’Olimpo conservato presso il Kupferstichkabinett della Gemäldegalerie di Berlino (inv. KdZ 16660) o con la Diana ed Endimione oggi al Metropolitan Museum di New York (inv. n. 80.3.198). A questo punto tuttavia si può postulare una nuova ipotesi: dal momento che la quasi totalità degli studi inseriti nel gruppo dell’ “amico” sono – come anche il disegno esposto – dei fogli realizzati a penna con poche tracce di matita nera, risulta determinante riscontrare in questo nucleo lo stesso spirito di barocco temperato che definisce i profili delle figure nella grafica, d’impronta indubbiamente cretiana, di Domenico Maria Fratta (il cui catalogo di opere note si compone soprattutto di fogli realizzati a penna e pennello). Sappiamo dalle fonti che Fratta ed Ercole Graziani, furono i due più longevi collaboratori nella bottega di Creti. Graziani tuttavia è autore retrospettivo, che guarda a Pasinelli e più in generale alla tradizione secentesca; Fratta invece attinge dai temi e dai modelli del suo tempo e come Creti diviene forma visiva di quel fenomeno poetico non secondario che è stata l’Arcadia bolognese. Non è difficile riconoscere nella posa affettata della Venere la stessa natura artificiosa che informa le figure femminili allegoriche degli studi per due tombe del gruppo commissionato dall’impresario teatrale irlandese Owen McSwiny (studi oggi visibili presso la National Gallery of Art di Washington). Parallelamente a Marcantonio Franceschini e al più giovane Giuseppe Marchesi, Fratta si fa dunque interprete delle fiabe mitologiche allusive all’amore e al piacere sessuale: e il tratto morbido e modulato diventa una voce accostante, testimone del proprio tempo e piacevole ancora oggi per i nostri occhi. 

 

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