Camillo Procaccini

(Parma, 1561 - Milano, 1629)

Studio per un Ritratto di Giovine Donna

pietra nera e sanguigna su carta bianca

240 x 195 cm (9.45 x 7.68 inches)

  • Codice di riferimento: 0219
  • Provenienza: Collezione Franco Viezzoli, Genova
  • Prezzo: p.o.a.
Descrizione:

Una giovane donna è ritratta mentre muove la testa verso la sua sinistra. L’espressione corrucciata, con gli occhi infossati e la bocca semiaperta, donano al volto una forte carica di espressività e vibrazione sentimentale.

Questo bel foglio è stato reso noto in occasione della mostra monografica tenuta a Varese nel 1962 dedicata all’artista lombardo Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone. Nel catalogo Mina Gregori, curatrice del progetto scientifico, sostenendo appunto l’autografia del Mazzucchelli sull’opera, proponeva un suggestivo confronto tra l’intensità nell’espressione di questa testa e gli studi dei pittori francesi del Romanticismo (Delacroix, Géricault). Basterebbe quest’indicazione per apprezzare la straordinaria modernità del disegno che ci commuove anche e soprattutto nel senso di indefinitezza e mistero con cui viene espresso il soggetto. 

Se nei riferimenti relativi al carattere del foglio qui esposto l’analisi di Mina Gregori resta tuttora molto valida, meno condivisibile è l’ipotesi concernente l’autografia: Morazzone è un artista che resta nell’alveo del tardomanierismo, nondimeno di ispirazione toscana assai più che lombarda. Questa testa femminile invece si nutre di una sensibilità che pare sospesa tra l’inclinazione allo studio dal vero e l’insorgenza della teoria degli affetti barocca: è dunque opera intrinsecamente secentesca, rivolta al futuro anziché alla tradizione. L’artista che in Lombardia compendia perfettamente la poetica del naturalismo e quella del primo barocco è Camillo Procaccini, autore cui questo foglio va plausibilmente assegnato. Camillo, figlio del pittore Ercole il Vecchio e fratello maggiore di Giulio Cesare e Carlo Antonio, anche loro artisti di fama, nasce e si forma a Bologna negli anni del magistero morale sulla città e le arti da parte del cardinal Paleotti e della rivoluzione formale propugnata dai Carracci, col ritorno alla pratica del disegno dal vero. Prima in Emilia e poi, a partire dal 1587, a Milano Procaccini dà la sua personale interpretazione dei fermenti artistici di questa fase storica: nella sua attività grafica, e in specie in quella dei primi anni milanesi, l’artista si esercita nell’esecuzione di notevoli Studi di teste, dalle espressioni spesso caricate, ispirate dallo stile di Lomazzo e del suo movimento – letterario, ma con evidenti riscontri nelle arti visive – dei rabitsch. I tipi psicologici del grottesco e dell’espressivo del resto facevano parte della tradizione lombarda dall’epoca degli studi di Leonardo e di Francesco Melzi. Il disegno qui esposto quindi non si qualifica come preparatorio per una figura di un dipinto, quanto piuttosto come un modello da riutilizzare in diverse opere, per esprimere un carattere associabile a vari personaggi. La datazione più verosimile del foglio è all’inizio dell’ultimo decennio del Cinquecento come attesta la prossimità formale con gli Studi per le ante d’organo del Duomo di Milano, seguite tra il 1592 e il 1595. 

 

 

 

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