Francesco Allegrini

(Gubbio, 1587 - Rome, 1663)

recto: Scena di Battaglia

penna e pennello, su tracce di matita

verso: Studi di Figure

matita nera

305 x 465 mm (12.01 x 18.31 inches)

  • Codice di riferimento: 0207
  • Prezzo: € 2.500,00 - circa US $ 2.975,00

Questo bel foglio, in perfetto stato di conservazione, presenta una serie di studi di natura diversa. La scena principale è la raffigurazione di una battaglia dell’antichità con l’esercito romano, guidato da un genio alato della vittoria, che fa strage dei nemici. Sullo stesso verso troviamo alcuni studi di figure in piedi: vi è un guerriero nudo armato di spada e col capo coperto da elmo; il profilo di un venerabile, probabilmente un profeta, vestito di un ampio mantello; più in alto la figura di una donna che cammina verso sinistra e si copre la testa con una mano. Sulla facciata opposta vi sono invece rapidi schizzi a matita: una donna seduta che porta una lettera in grembo e guarda pensierosa verso il vuoto; un’altra donna che suona il liuto e infine una silhouette appena accennata e quindi poco riconoscibile.

Il disegno qui presentato è quindi un campionario di modelli, dedotti, com’è naturale, da fonti diverse: la battaglia verosimilmente è tratta dal rilievo della fronte di un sarcofago romano, mentre le figure a penna ed acquerello riportano a precedenti di Michelangelo e Bernini – si veda per quest’ultimo riferimento soprattutto la posa del Profeta, prossima al David di Galleria Borghese e al Nettuno di Villa Peretti Montalto (oggi a Londra, Victoria and Albert Museum)[i]. I profili di donne a matita conducono infine verso la pittura della prima metà del Seicento e l’eredità della lezione caravaggesca. Tutto concorre dunque ad indicaree per il foglio una provenienza romana e una datazione attorno alla metà del XVII secolo.

L’autore può essere riconosciuto nel pittore romano Francesco Allegrini[ii]. Figlio di Flaminio – un maestro originario di Cantiano, sul confine tra Marche e Umbria, ma attivo soprattutto a Roma – Francesco passa già adolescente dalla bottega del padre a quella ben più rinomata di Giuseppe Cesari d’Arpino; anche Flaminio del resto trent’anni prima si era formato presso lo stesso caposcuola, l’artista più ricercato a Roma, nei cantieri di decorazione ad affresco, dalla fine del Cinquecento fino agli anni ’30 del nuovo secolo. Francesco collabora in qualità di aiuto del Cavalier d’Arpino agli ultimi affreschi, in ordine di tempo, della Sala degli Orazi e Curiazi a Palazzo dei Conservatori, il Ratto delle Sabine e Romolo che traccia il solco[iii]. Sono tuttavia le opere precedenti dello stesso ambiente, in particolare la Battaglia contro i Veienti e i Fidenati e il Combattimento degli Orazi e Curiazi, realizzate da Cesari all’inizio del Seicento a colpire maggiormente l’attenzione del giovane virgulto e ad orientarne la disposizione verso il nuovo genere di pittura di battaglie. Come ha individuato bene Federico Zeri l’enorme affresco con la Battaglia dei Romani contro i Veienti del Cavalier d’Arpino si impone come vero e proprio archetipo del genere e la sua significativa collocazione, nel palazzo su Piazza del Campidoglio collocato a fianco dell’antica sede del Senato, è sostanzialmente la ragione della formazione romana della maggior parte dei primi ‘battaglisti’[iv] – gruppo nel quale spicca appunto il nome di Allegrini Junior. Il disegno in esame, assegnabile alla fase giovanile e accostabile alle Battaglie ancora di sapore arpinesco affrescate da Allegrini in Palazzo Altieri a Roma[v], rimanda certamente all’antico modello di Cesari nel profilo del cavallo sulla sinistra come anche in quello dei corpi dei nemici morenti a terra. Allegrini usa un tratto vigoroso, ma con una predilezione per l’autonomia della linea rispetto ai volumi che attesta il suo apprendistato d’impronta manierista[vi]. Pure nella figura tracciata a penna del guerriero nudo il pensiero corre ai modelli del tardo Rinascimento, da Michelangelo a Giambologna, che nondimeno costituivano la grammatica dello stile di Cesari. Nelle altre figure invece il pittore, come detto, pare volersi svincolare dalla lezione dell’antico maestro per accostarsi a modelli a lui più vicini nel tempo, da Bernini agli allievi di Caravaggio, a dimostrazione della sua poliedrica intelligenza figurativa.

Non stupisce che di lì a poco Allegrini sarebbe difatti passato nel gruppo di maestri che facevano capo a Pietro da Cortona: nelle scene di battaglia lasciate ad affresco qualche anno più tardi nella Galleria di Palazzo Pamphilj[vii] l’ordine classico e il senso narrativo di questa sequenza bellica in forma di corteo trionfale non ha più ragion d’essere. La battaglia raffigurata non è più come nel Rinascimento, e come ancora in questo bellissimo disegno, sequenza di un racconto in divenire, ma piuttosto espediente per esprimere in tutto il suo vigore la 



[i] R. Wittkower, Bernini: lo scultore del barocco romano, Milano 1990, pp. 234, 239, nn. 9, 17.

[ii] Su Francesco Allegrini: R. Lefevre, Appunti sugli Allegrini da Gubbio pittori del seicento, in “Studi secenteschi”, XI, 1968-69, pp. 127-155; F. Zeri, Francesco Allegrini: gli affreschi del Sant’Uffizio, in “Antologia di belle arti”, I, 1977, pp. 266-270; M. Nocella, Flaminio e Francesco Allegrini: novità documentarie e aggiunte al corpus delle opere, Città di Castello (PG) 2007.

[iii] P. Masini, in Gli affreschi del Palazzo dei Conservatori, a cura di S. Guarino e della stessa, Milano 2008, pp. 28-31.

[iv] F. Zeri, in La battaglia nella pittura del XVII e XVIII secolo, a cura di P. Consigli Valente, Parma 1986, p. X.

[v] E. Fumagalli, Un battaglista ritrovato: Vincent Adriaenssen detto il Manciola, in “Paragone”, 28, 1999, pp. 3-24.

[vi] S. Prosperi Valenti Rodinò, Disegni del Seicento romano in un codice vaticano, in Aux quatre vents: a festschrift for Bert W. Meijer, a cura di A. W. Boschloo, Firenze 2002, pp. 131-135.

[vii] G. Cortese Di Domenico, Francesco Allegrini pittore di battaglie, in “Quaderni dell’Istituto di Storia dell’Arte Medievale e Moderna”, I, 1975, pp. 31-37.

Conservazione:

Conservazione: perfetta

Note:

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