Girolamo Siciolante da Sermoneta , (cerchia di)

(Sermoneta, 1521 - 1580)

Omaggio a Niobe

Penna e pennello a inchiostro bruno su tracce di matita nera

193 x 361 cm (7.60 x 14.21 inches)

  • Codice di riferimento: 0205
  • Provenienza: Collezione privata, Parigi
Descrizione:

Un gruppo di personaggi abbigliati all’antica sta portando doni a Niobe, regina di Tebe. Un uomo attempato e robusto reca un’anfora sulla spalla, una donna seminuda porge una cornucopia, altri si accalcano con un vaso, una seconda donna si occupa di un montone mentre un giovane stalliere sta frenando un cavallo lanciato al galoppo. La regina non è raffigurata, ma verso di lei tendono tutti i protagonisti di questo nutrito corteo.

Il foglio, di qualità molto elevata, è una copia antica della prima sezione del fregio di Niobe di Palazzo Milesi a Roma, realizzato da Polidoro da Caravaggio e Maturino da Firenze tra il 1526 e il 1527[i]. L’affresco, lodato già da Vasari[ii], decora la fascia sovrastante il portale d’accesso, nel prospetto su via della Maschera d’Oro. Ritenuto ormai perduto e dimenticato dalla storiografia, il fregio è stato recuperato agli studi grazie ad un ammirevole intervento di restauro, portato a termine solo nel 2006.

Fra le facciate dipinte a Roma dal sodalizio di Polidoro Caldara e Maturino – collaborazione questa che in poco più di un lustro (dai primi anni ‘20 fino al 1527 quando Maturino, secondo il racconto di Vasari, muore di peste) dà luogo a una radicale trasformazione nell’aspetto delle vie cittadine – quella di Palazzo Milesi è stata certamente la più ammirata e copiata. Molte derivazioni nei secoli scorsi erano ritenute disegni autografi di Polidoro, come attesta nel foglio qui preso in esame la didascalia in basso a destra, scritta con grafia settecentesca. Il confronto con disegni pertinenti del maestro lombardo, come la splendida Processione del British Museum[iii], dimostra, se ce ne fosse bisogno, che in questo caso siamo di fronte ad una copia, seppur di notevole pregio e di epoca molto alta, probabilmente eseguita poco oltre la metà del Cinquecento. 

Fra le derivazioni antiche del fregio, quella che appare più vicina, anche per dimensioni, al disegno esposto è probabilmente il foglio del British Museum con inventario 1946 713 1424.[iv] Si tratta, come per il disegno qui presentato, di opera di un maestro romano dell’orbita di Girolamo Siciolante da Sermoneta. Tuttavia il vigore ancora michelangiolesco, memore indubbiamente della lezione di Perin del Vaga, lascia desumere che il nostro autore fosse influenzato anche dai toscani attivi a Roma nella stessa fase. Rispetto alla stesura formale più edulcorata e manierata del foglio del British Museum, in sintesi nel disegno in mostra appaiono ancora tangibili i segni della ragione poetica dei maestri del primo Cinquecento, in un periodo in cui la stagione dei fasti della ‘maniera moderna’ cominciava ad essere letta retrospettivamente come un’età dell’oro mitica e non più rinnovabile.

 



[i] P. Leone De Castris, Polidoro da Caravaggio: l’opera completa, Napoli 2001, pp. 497-498, n. 18.

[ii] G. Vasari, Le Vite dei più eccellenti pittori, scultori ed architettori, Firenze 1568, ed. in Le opere di Giorgio Vasari, a cura di G. Milanesi, Firenze 1981, V, pp. 149-150.

[iii] P. Pouncey, J. A. Gere, Italian drawings in the British Museum: Raphael and his circle, London, 1962, I, n. 214.

[iv] L. Ravelli, Polidoro Caldara da Caravaggio, Bergamo 1978 pp. 377, 379, n. 686.

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