Giovanni Francesco Barbieri called Guercino

(Cento, 1591 - Bologna, 1666)

Ritratto di un Cane Sdraiato

Penna, pennello e inchiostro bruno su carta

179 x 258 cm (7.05 x 10.16 inches)

  • Codice di riferimento: 0178
  • Provenienza: Commendatore Modesto Ignazio Bonaventura Luigi Genevosio, Torino
  • Prezzo: Sold, or no longer available
Descrizione:

Un cane da caccia, un fox terrier dai tratti fortemente umanizzati, alza la testa verso destra, richiamato con tutta evidenza dal padrone. Il marchio "CG" con una corona sovrapposta, inciso sul foglio in basso a destra, è stato individuato da sempre come l'emblema del conte Giovanni Antonio Gelozzi, un notabile vissuto a Torino tra il XVII e il XVIII secolo. In realtà, in virtù del recupero di disegni marcati con questa segnatura, ma successivi alla morte dello stesso (1730), è stato possibile ricondurre l'emblema alla personalità del Commendatore Modesto Ignazio Bonaventura Luigi Genevosio (1719 - 1795), sempre di Torino e legato al precedente da vincoli di parentela, ma del quale, a differenza del Gelozzi, le fonti ricordano la propensione a collezionare disegni soprattutto di scuola lombarda, veneziana ed emiliana . Del resto la personalità di Genevosio, studiata a più riprese negli ultimi anni , si delinea come una delle figure più interessanti di quella che Francis Haskell definì "età della dispersione", soprattutto perchè legata ad un commercio in ascesa nel Settecento in Europa come quello dei disegni e degli schizzi preparatori. Sono noti contatti tra il Genevosio e Mariette e i disegni della raccolta dell'aristocratico torinese sono ora sparsi nelle più importanti collezioni museali del mondo, a cominciare da quella del British Museum e del Metropolitan. Il disegno qui esposto è stato riconosciuto da Nicholas Turner (comunicazione ***) come opera di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino. Lo storico inglese vi ravvisa la scioltezza di mano e la disinvoltura dei passaggi d'acquerello che denotano la produzione giovanile del pittore emiliano. Nondimeno la qualità sensoriale del lessico guercinesco, soprattutto per quanto concerne il corpus dell'attività grafica, fu uno dei grandi portati dell'arte secentesca alle generazioni successive e non è quindi errato, pur in un foglio che si deve datare entro il primo quarto del Seicento, individuare impressioni che faranno proprie i pittori veneti di un secolo successivi, Giambattista Piazzetta e Giovan Battista Tiepolo in testa, tramutandole tuttavia in uno stile dai contrasti chiaroscurali più vigorosi. Ciò che distingue i disegni di Guercino, e soprattutto quelli del periodo giovanile, è invece l'indulgenza delle vibrazioni luminose, l'immediatezza delle sequenze e la caratterizzazione delle espressioni. Qui lo sguardo del segugio, ritratto di profilo in una posa quasi "ufficiale", non ha nulla di animalesco ed è tutto umano. Pure il confronto, proposto giustamente da Turner con Il Mastino dei conti Aldrovandi, descritto mirabilmente nella tela del Norton Simon Museum di Pasadena , vede il nostro bracco vincere in quanto ad affabilità e dolcezza e costituire piuttosto un precedente del cane che accompagna Diana cacciatrice nella tela, molto più tarda (1658-59), oggi nelle collezioni della Fondazione Sorgente di Roma . Non sono molti nel corpus di Guercino i fogli con ritratti di animali. Si segnalano la Scimmia legata ad una catena del Museo Horne di Firenze , in cui l'intento è tuttavia caricaturale e non analitico, e il Gatto che mangia del Teylers Museum di Haarlem, disegno questo già di proprietà della famiglia Odescalchi e acquistato direttamente da Guercino dalla regina Cristina di Svezia . Presupposto che quest'ultima prova è da considerarsi il testo più vicino, anche nella cronologia, al nostro, il confronto esalta la natura sentimentale del ritratto qui presentato. Nel foglio di Haarlem difatti il gatto è di profilo, ma ha il muso quasi completamente nascosto. La partecipazione emozionale è indirizzata verso la mano che gli sta dando il cibo, laddove il segno grafico si fa più nervoso, come anche nella seconda mano che accarezza l'animale sul dorso. Nel nostro disegno non vi è un gesto esterno a condurre l'attenzione dell'osservatore in una traiettoria di moto. Questa segue il movimento della testa del cane che si alza verso destra rispondendo al richiamo del padrone. L'impulso emotivo scaturisce dunque dalla fisionomia del profilo dell'animale oltre che naturalmente dalla lusinga delle lumeggiature ad acquerello. La leggerezza dei segni a matita concorre a questa vibrazione musicale, che fa del foglio un vero e proprio capolavoro, documento della fervida ispirazione di uno dei più grandi maestri della storia della pittura italiana. 1 - Si veda l'edizione digitale (2010) di F. Lugt, Les marques de collections de dessins & d'estampes, Amsterdam 1921, n. 545. 2 - A. Cifani, A. Monetti, Il commendatore Genevosio, collezionista di disegni, dipinti antichi e antichità greco-romane a Torino nel Settecento: nuovi documenti, in "Saggi e memorie di storia dell'arte", 26, 2002, pp. 155-209. 3 - A. Weston Lewis, Appendix: the Commendatore Genevosio as a collector of drawings, in Raphael: the pursuit of perfection, catalogo della mostra, Edinburgh 1994, pp. 129-131. 4 - L, Salerno, I dipinti del Guercino, Roma 1988, p. 186 n. 104 5 - Guercino 1658. La Diana Cacciatrice della Fondazione Sorgente Group, a cura di D. Dotti, catalogo della mostra (Cento), Bologna 2011. 6 - N. Turner, in Guercino: la scuola, la maniera, i disegni agli Uffizi, a cura dello stesso, catalogo della mostra, Firenze 2008, p. 94 n. 50. 7 - D. Mahon, Il Guercino: (Giovanni Francesco Barbieri, 1591 - 1666), 2, Catalogo critico dei disegni, catalogo della mostra, Bologna 1969, p. 219 n. 246; C. Van Tuyll, in Guercino (1591 - 1666): drawings from Dutch collections, catalogo della mostra (Haarlem), Den Haag 1991, pp. 178-179 n. 79.

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