Francesco Guardi

(Venice, 1712 - Venice, 1793)

recto: Venezia, Veduta della Piazzetta e Palazzo Ducale

Penna, pennello e inchiostro bruno e tracce di matita

verso: Bozzetti vari

Penna, pennello e inchiostro bruno

259 x 428 mm (10.20 x 16.85 inches)

  • Codice di riferimento: 0161
  • Filigrana: Tre mezze lune
  • Provenienza: Collezione JJS (non nel Lugt)
  • Prezzo: Sold, or no longer available

Tracciata con cura nella resa dettagliata degli edifici e ripresa con una prospettiva grandangolare, la Veduta della Piazzetta verso San Giorgio è una versione inedita di un soggetto più volte elaborato da Francesco Guardi (Venezia 1712 - 1793), l'ultimo e insuperabile interprete della grande stagione del vedutismo veneziano del Settecento.
Della veduta sono note altre due redazioni grafiche, di cui la prima si trova nella raccolta del Museo Correr di Venezia (penna e pennello inchiostrato seppia, carta grigia, 228 x 269 mm, inv. n. 1196) . L'esemplare veniva considerato da Terisio Pignatti come "uno dei più caratteristici esempi dello stile sprezzantemente sommario di Francesco, reso più evidente dalla punta di pennello su carta assai rozza e inadatta a tale tecnica". Lo studioso assimilava il foglio al folto gruppo di vedute appartenenti al periodo tardo del pittore (ultimi due decenni), ma tenuto conto delle caratteristiche iconografiche e stilistiche, è più probabile che la venduta risalga agli anni sessanta, il periodo "giovanile" del vedutismo di Francesco.
Diversa è l'impostazione del disegno appartenente a Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford (penna e acquerello su carta, 248x381 mm; Morassi 1975, n. 335, fig. 337), ricordato da Morassi come "bel foglio, dal tocco vivace a punta di penna, tutto pervaso da una chiara luminosità e da datarsi all'epoca matura”. Questa redazione è vicinissima alla nostra veduta, dalla quale differisce per la disposizione delle macchiette in primo piano a destra. L'esemplare qui esaminato si distingue per il pittoricismo dell'inchiostro acquerellato delle ombreggiature che creano un vibrante gioco chiaroscurale, accentuale dalla porosità della carta e dai segni del tempo, causati dal maneggio del foglio che fu utilizzato come modello per successive realizzazioni pittoriche e, forse, anche per la redazione più libera del disegno del Wadsworth Atheneum.
Esistono tre versioni dipinte di questa veduta di cui la più precoce, in collezione privata parigina, veniva collocata da Morassi negli anni sessanta (tela, 31x52 cm, Morassi 1973, n. 369, fig. 394). Lo studioso datava al 1775-1780 una seconda versione (Parigi, collezione privata, tela 25.5x43.5 cm, Morassi 1973 n. 368, fig. 395), mentre la terza redazione, appartenente alle collezioni del Wadsworth Atheneum (Tela 46x99 cm, Morassi n. 366, fig. 396), era considerata come "opera del periodo maturo, da collocarsi circa il 1770-1780, di qualità eccellente".
La cronologia dei dipinti proposta da Morassi risulta del tutto in linea con la datazione del nostro disegno verso la seconda metà degli anni sessanta, quando Francesco Guardi aveva già sperimentato la felice stagione delle incantevoli e poetiche vedute lagunari. Nel passaggi dai modi canalettiani delle prime vedute alla trasposizione in chiave elegiaca e meditativa delle prospettive urbane e lagunari, Francesco Guardi precisa la poetica che gli è propria con l'allargamento del taglio vedutistico per accentuare l'ampiezza della visione panoramica sospendendo il paesaggio urbano tra la vastità della distesa liquida e il cielo immenso. Nel nostro disegno la Piazzetta diviene uno spazio aperto dove la Libreria e l'angolo del Palazzo Ducale, delineati con cura, fungono da aeree quinte architettoniche all'indefinito prolungarsi della città all'orizzonte, creando un effetto di particolare pittoricità per la resa atmosferica della luce, vibrante sopra le fantomatiche figurette che si muovono nella Piazzetta.
La proposta di datazione della venduta qui considerata agli anni 1765-1768 riceve conferma dai disegni sul verso del fogli, che utilizzato in senso verticale, raffigura nella parte superiore una veduta parziale della facciata della Basilica di san Marco e del Palazzo Ducale ripresi da un punto di stazione sotto il portico della Torre dell'Orologio. Non è nota alcuna redazione pittorica di questa veduta, vagamente riecheggiante prospettive canalettiane. L'usura del foglio non consente la lettura dello sfondo con il Bacino di San Marco, limitata anche dalla sovrapposizione di alcuni vasi di gusto deliziosamente rococò, la cui grafia rimanda allo stile di Francesco negli anni ottanta.
Di grande interesse è la Veduta del Canal Grande con le Fabbriche Nuove raffigurata nella metà inferiore, chiaramente riferibile alla parte sinistra dell'omonima tela della Pinacoteca di Brera, Milano, assegnata da Morassi (1973, n. 562, fig. 538) al periodo di transizione fra lo stile canalettiano-marieschiano a quello più propriamente guardesco, ricca di impasto cromatico, da collocarsi ca. 1760-65. Lo studioso, nella scheda relativa al disegno preparatorio (raffigurante la sola metà destra del dipinto di Brera) acquistato dall'Albertina di Vienna nel 1924 (penna, acquerellato in seppia, 269x245 mm; Morassi 1975, n. 378, fig. 379), precisava trattarsi di un frammento di un foglio, certo di dimensioni maggiori, tutto permeato di una luminosità che si accentua per il contrasto delle ombre addensatesi sulla facciata dei palazzi. Databili verso il 1760-70. Lo studioso puntualizzava che già Byam Shaw aveva riconosciuto in questo foglio il disegno preparatorio per la metà destra del quadro della Pinacoteca di Brera, Milano.
L'altra metà, verosimilmente costituita dal disegno qui esaminato, come appare dalle evidenti affinità stilistiche e tecniche e dal fatto che, congiungendo il nostro disegno con la parte sinistra del foglio dell'Albertina si ottiene, eccezion fatta per una piccola lacuna al centro, il disegno preparatorio completo per il quadro di Brera.
L'impostazione prospettica e lo stile delle vedute sul recto e sul verso del nostro foglio ne confermano una datazione verso la seconda metà degli anni sessanta, nella quale si collocano anche le due versioni dipinte (collezione privata parigina, Morassi n. 369; dipinto Pinacoteca di Brera, Morassi n. 562) alle quali il nostro foglio appare strettamente collegato.

Per maggiori referenze:

Collezione JJS (non nel Lugt)

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