Jacopo Ligozzi

(Verona, 1547 - Florence, 1627)

Origano (Origanum vulgare)

pennello e tempera su carta bianca

428 x 239 cm (16.85 x 9.41 inches)

  • Codice di riferimento: 0148
  • Filigrana: Giglio nel Cerchio
Descrizione:

Una pianta di origano, dai fiori non ancora sbocciati, è descritta con precisione, e allo stesso tempo eleganza, attraverso l'uso lievissimo dei colori a tempera.
Questo dipinto su carta è opera dell'artista veronese Jacopo Ligozzi, il più importante pittore italiano, tra Cinque e Seicento, impegnato nella pratica dell'illustrazione scientifica. Fra le rivoluzioni cui si diede corso del XVI Secolo, una delle più significative è quella inerente il rapporto tra arte e scienza. Non che nei secoli precedenti fosse mancata da parte dei pittori la consapevolezza della necessità di rappresentare minuziosamente il dato naturale. Proprio dalla tradizione dei Tacuina Sanitatis, manuali miniati che catalogavano piante e cibi secondo le loro qualità terapeutiche, si è voluta riconoscere una delle fonti d'ispirazione del naturalismo epidermico del Gotico Internazionale in Lombardia. Tuttavia è solo nel Cinquecento che disegno e pittura si pongono coscientemente a servizio della scienza naturale: l'arte trova una sua ragione di esistenza, se vogliamo, nel proprio annullamento, nel divenire strumento impersonale di indagine.
Firmando nel 1592 il grande quadro su ardesia con Gli Ambasciatori Fiorentini Ricevuti da Bonifacio VIII, collocato a destra della tribuna nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, l'opera quindi che sanciva, per l'ufficialità della commissione, il successo del pittore presso la corte medicea, Jacopo Ligozzi si presenta come "miniator", con un evidente gusto per il paradosso, viste le misure del dipinto . La sua quindi diventa una dichiarazione di consapevolezza dell'importanza della professione d'illustratore, ruolo questo che aveva ricoperto fino a quel momento per conto del granduca Francesco. Già nel 1577, in una lettera al granduca, il grande naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi, inviando esemplari di quattro piante "indiane", lo invitava a farle ritrarre "dal suo eccellente pittore" . Formatosi nella bottega familiare, a contatto con la corte asburgica nel momento in cui per l'arciduca Ferdinando lavorava il grande illustratore Giorgio Liberale da Udine , Ligozzi giunse a Firenze proprio in qualità di 'miniator', probabilmente per intercessione della granduchessa Giovanna d'Austria, sorella di Ferdinando . Nei primi tre lustri della sua permanenza in città l'artista si dedicò alla serie delle preziosissime 146 tavole con figure di piante e animali oggi conservate agli Uffizi. A queste se ne aggiungono molte altre, come le 30 della Biblioteca Universitaria di Bologna, inviate da Ligozzi ad Aldrovandi, e un numero imprecisato, conservate nelle raccolte di tutta Europa. Realizzate tutte a tempera su carta preparata, attestano l'altissima qualità raggiunta dal maestro nella comprensione del dato naturale, attraverso un disegno totalmente estraneo all'interpretazione astratta data al segno in ambiente fiorentino e una sensibilità per le variazioni cromatiche che tradisce il suo contatto in gioventù con l'ambiente veneziano .
Il disegno esposto, che condivide con molte tavole della serie degli Uffizi il gusto tutto manierista per la forma serpentinata, è prova di questa attitudine, documento di un artista che sarebbe divenuto celebre per i suoi dipinti di storia e le pale d'altare, ma che sempre porterà ben impresse nel suo stile la percezione acutissima del dettaglio e la natura smaltata della materia pittorica, oltre ad una sensibilità luministica ben evidente già qui nelle raffinate profilature delle foglie.

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