Giulio Aristide Sartorio

(Rome, 1860 - Rome, 1932)

Cavaliere

penna e inchiostro bruno su carta

219 x 126 mm (8.62 x 4.96 inches)

  • Codice di riferimento: 0132
  • Iscrizioni: Firmato in basso a destra: GIULIO ARISTIDESARTORIO
  • Prezzo: Sold, or no longer available

Su un foglio, decorato da una moeca veneziana, è descritto il profilo di un cavaliere nudo, che tenta di tenersi in groppa ad un cavallo imbizzarrito. La moeca è il simbolo della municipalità di Venezia. Prende nome dal granchio "molle", ovvero pescato nel momento della muta, quando perde la corazza. Le ali del Leone di san Marco, creando un cerchio ricordano la forma circolare del granchio. Nel libro sorretto dal Leone, come di consueto vi sono le parole proferite dall'Angelo all'Evangelista Marco, quando questi giunse naufrago nella laguna veneziana. La moeca divenne simbolo di tutte le iniziative culturali promosse dal comune di Venezia, a partire dall'Esposizione Biennale d'Arte.
Giulio Aristide Sartorio partecipò a tutte le Esposizioni dalla prima (1895) all'undicesima (1914). Alla Biennale del 1899, gli fu dedicata una mostra individuale, mentre dieci anni più tardi, all'VIII Esposizione, presentò la celeberrima serie delle Cariatidi, acquistata dal re Vittorio Emanuele III e donata alla città di Venezia (oggi si conserva nella Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro) .
Il foglio, schizzato a penna con la consueta maestria, da parte di un protagonista indiscusso della pittura italiana a cavallo fra Otto e Novecento, a metà fra cultura liberty e suggestioni del simbolismo internazionale, testimonia il rapporto tra Sartorio e la rassegna d'arte più importante del nostro paese. L'artista del resto si distingue nell'arco di tutta la sua lunga carriera, per la qualità e la varietà del suo corpus grafico, a partire dalle illustrazioni per la rivista "Cronaca bizantina", che aveva accolto i suoi esordi nel 1882 e dalle famose tavole dell' "edictio picta" dell'Isaotta Guttadauro di Gabriele D'Annunzio , impresa questa che lo vide misurarsi con altri grandi artisti quali Giuseppe Cellini, Vincenzo Cabianca e Alfredo Ricci. Il tratto disinvolto e veloce e la propensione al dinamismo, che fecero di Sartorio un precursore del movimento futurista in pittura, si evidenziano anche nel foglio qui esposto, di cui colpisce soprattutto la raffinatezza neobizantina polimaterica dell'insieme.

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