Giovanni Canti

(Parma, 1653 - Mantua, 1716)

Santa Trinita'

Matita nera, penna e pennello a inchiostro bruno su carta

126 x 259 mm (4.96 x 10.20 inches)

  • Codice di riferimento: 0101
  • Prezzo: € 1.400,00 - circa US $ 1.666,00

Assisi su una coltre di nuvole vi sono Dio Padre, col globo e lo scettro in mano e il nimbo triangolare sul capo, e Cristo, che reca la croce e indica col braccio sinistro verso l'alto. Al centro lo Spirito Santo, nella forma canonica di colomba, sparge sotto di sè un cono di luce.
Le figure risultano qualificate dai loro attributi consueti: Cristo è raffigurato con la croce, signum salutis dell'umanità; Dio Padre con l'aureola a triangolo a simboleggiare il dogma trinitario, il globo terrestre e lo scettro, evocativo del Giudizio Universale. Lo scettro, la croce e il cono luminoso dello Spirito Santo risultano quindi allusivi ai tre momenti di passaggio dall'esistenza terrena alla vita eterna: il giudizio, la salvezza, l'illuminazione.
Questo interessante foglio, per cui non è stato possibile trovare un riferimento attributivo certo, va ascritto ad un maestro d'area padana del primo quarto del XVIII secolo. Il carattere morfologico delle figure rinvia palesemente ai modelli di Parmigianino, in particolare agli affreschi di Santa Maria della Steccata a Parma. Le figure allungate e il recupero della forma serpentinata testimoniano di un revival dei moduli del manierismo settentrionale, revival che più che in Emilia, regione ancorata nel Settecento alla tradizione felsinea del secolo precedente, maturò essenzialmente in Lombardia. Un'ipotesi suggestiva potrebbe ricondurre il disegno qui presentato all'ambiente mantovano d'inizio secolo: nella città, passata nel 1707 dal dominio di Ferdinando Carlo di Gonzaga Nevers agli Asburgo, una riflessione sui modelli di Correggio e soprattutto Parmigianino era stata inaugurata dal pittore parmense Giovanni Canti (1653 - 1716). Sono pochissime le prove grafiche assegnate fino a questo punto a Canti, maestro peraltro dei due maggiori pittori mantovani del Settecento, Giuseppe Bazzani e Francesco Maria Raineri detto lo Schivenoglia, e autore noto soprattutto per la sua produzione di "battaglie"1. E' indubbio tuttavia che fu proprio questa personalità a canalizzare la pittura del Settecento a Mantova verso la rievocazione della poetica del manierismo emiliano. E' ammissibile dunque, ferme restando una datazione entro gli anni '20 e una qualità che non permette l'inserimento del foglio nel catalogo dei maggiori maestri (e si potrebbe pensare allo Schivenoglia), un riferimento piuttosto stringente alla cerchia del caposcuola parmense, la cui attività mantovana fu nondimeno molto densa anche in virtù di numerose committenze religiose.

FEDERICO GIANNINI

Note:

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